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Filandone
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Il mwdqFilandone o mwdgnuova filanda è un edificio di grandi dimensioni ex sede industriale situato in via Allegreni, 37 a mwdwMartinengo, originariamente destinato all'industria della seta e, dopo la crisi industriale, abbandonato e successivamente adeguato a sede della biblioteca civica, di centro culturale nonché dell'importante archivio storico cittadinocite-ref-1[1] Per le sue grandi dimensioni è conosciuto con il nome di mwfaFilandone.

Contents

Storia
Esterno
Interno
Note

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Storia

Le origini

Il nord Italia vide nel mwgqXIX secolo la formazione e lo sviluppo di un numero sempre maggiore di stabilimenti per la lavorazione del cotone e della seta. Le prime mwggfilande erano grandi edifici costruiti in prossimità di corsi d'acqua per poterne usale la forza motrice. Questi stabilimenti si presentavano a più piani con i soffitti alti e grandi finestre.cite-ref-lafilanda-2-0[2]

A Martinengo fu edificato tra il 1872 e il 1876 dalla famiglia Daina una mwiaindustria della seta, che per la grande struttura è conosciuto sul territorio come il mwiqFilandone proprio per il suo imponente impianto, che lo distingueva dagli altri setifici di minori dimensioni.cite-ref-filandonedimartinengo-3-0[3]

L'economia locale, grazie a questa nuova industria, ebbe un notevole sviluppo, anche grazie alla possibilità di lavoro in particolare quello femminile. Purtroppo il mwjwbaco da seta si infettò della mwkapebrina, malattia che colpisce la mwkqgelsi-baschicoltura, con la conseguente importante crisi del settore. Verrà però questo ricordato che il periodo di maggior sviluppo industriale per l'industria tessile della seta.

Il Novecento

Il fabbricato divenne di proprietà nel 1902 di Lucia Calori in Allegreni che lo cedette nel 1919 al cavaliere Gerli il quale lo lasciò in eredità alla famiglia. Gli eredi lo cedettero con atto di vendita ad Ambrovio Vailati, il quale nel 1929, proprio conseguentemente alla grave crisi della sericultura del 1929, dovette dichiarare fallimento, e nel 1934 lo stabile tornò proprietà della signora Calori.

Nel 1949 la fabbrica viene acquistata dall'Ente economico Fibre Tessili che lo riaprì col nuovo nome: “Essiccatoio Sociale Bozzoli”. Con la formazione delle nuove tecnologia furono impiantati nuovi macchinari nella parte del capannone di nuova costruzione prossima alla fronte principale nel 1920.Purtroppo la grave crisi che seguì la mwlqseconda guerra mondiale portò alla chiusura definitiva del grande impianto.cite-ref-filandonedimartinengo-3-1[3]cite-ref-lafilanda-2-1[2]

La modernità

La fabbrica venne abbandonata e ceduta al mwoaMinistero del tesoro, che ne autorizzo l'uso durante il film mwoqmwogL'albero degli zoccoli di mwowErmanno Olmi del 1976.cite-ref-4[4] Nel 1982 divenne proprietà dell'amministrazione comunale che dopo un particolare restauro, con decreto del 22 settembre 2013, lo ha destinato a centro culturale, sede dell'archivio storico e della biblioteca civica.

Descrizione

Esterno

Il fabbricato per la sua composizione mwqwneogotica è uno dei più importanti esempi di archeologia industriale del secolo XIX, dalla forma di grande parallelepipedo con una cubatura di 8.500 mc. Due file di grandi finestre a sesto acuto illuminano e caratterizzano le facciate dando l'idea di una grande cattedrale rinascimentale. Le cornici delle aperture sono in mattoni a vista così come in cotto sono le cornici e gli archetti pensili che dividono la struttura con l'intonaco chiaro delle pareti. L'effetto bicromatico si evidenzia con la parte del seminterrato eseguito a “finta cortina”. Questa è una tipica e antica stesura di intonaco dell'architettura lombarda composta da calce e polvere di mattoni. Questa stesura permetteva non solo la cromia, l'aspetto omogeneo, e anche la protezione della parte in cotto.cite-ref-lafilanda-2-2[2]

Un'alta zoccolatura si presenta lungo le facciate laterali este e ovest dove sono presenti piccole aperture del pianoterreno, dalle quali poi si innalzano le grandi monofore in ferro e vetro. Durante gli anni di grande lavorazione probabilmente era predisposta l'ampliamento dell'edificio, ancora visibile sulla facciata a sud le immorsature del muro.cite-ref-filandonedimartinengo-3-2[3]

Interno

Il piano seminterrato è diviso da pilastri in pietra, mentre il piano travi in legno, e il secondo piano è un unico ambiente con un copertura a capriate ravvicinate. La copertura è in coppi.cite-ref-filandonedimartinengo-3-3[3]

Note

cite-note-11. mwwqmwwgmwwwBiblioteca comunale- la sede della Biblioteca: IL Filandone, su mwxabiblioteca.comune.martinengo.bg.it. mwxqURL consultato il 9 febbraio 2024..
cite-note-lafilanda-22. mwzqmwzgmwzwLa Filanda di Martinengo, su mwaamartinengo.org. mwaqURL consultato il 9 febbraio 2024.
cite-note-filandonedimartinengo-33. mwcwmwdamwdqIl Filandone di Martinengo, su mwdgbassabergamascaorientale.it. mwdwURL consultato il 9 febbraio 2024..
cite-note-44. mwewmwfamwfqL'Albero degli zoccoli, su mwfgorobie.it. mwfwURL consultato il 9 febbraio 2024..

Bibliografia

• citerefguidapavoncelliFrancesco Pavoncelli, Guida Storico-Artistica di Martinengo, Comune di Martinengo, 2008, SBN LO11112132.

Voci correlate

• mwhgMartinengo

Altri progetti

Altri progetti

• Wikimedia Commons

• Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su Filandone

Collegamenti esterni

• mwiwBiblioteca comunale-La sede della biblioteca comunale: il Filandone, su biblioteca.comune.martinengo.bg.it.